Paestum dalla A alla Z …
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AFFRESCHI: l’affresco è una tecnica decorativa molto diffusa nel mondo antico, dato il suo minor costo rispetto alle tecniche del mosaico e dell’opus sectile. Quella ad affresco consiste nel dipingere con pigmenti naturali diluiti in acqua pura lo strato di intonaco superiore e più fino, quando esso è ancora fresco.
Si forma una reazione chimica per cui, con l’asciugarsi della malta, il pigmento si fissa all’intonaco in modo tale che l’unico mezzo per togliere l’affresco è scalpellare l’ultimo strato di malta.
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AGROPOLI: la penultima sera di permanenza a Paestum ci siamo recati ad Agropoli, una cittadina sopraelevata a ridosso del mare che si trova lungo la Costa del Cilento. Incerte sono le sue origini: alcuni la ritengono una colonia greca, altri la vogliono, invece, di origine bizantina e risalente al V secolo. Certo è solo l’arrivo nel IX secolo dei saraceni, che fortificarono la città e vi rimasero per due secoli. Per noi è stata un’occasione per passare qualche ora insieme passeggiando lungo il vivace corso di Agropoli e gustando un buon gelato. Dopo una veloce salita siamo giunti in cima alla collina, da dove abbiamo ammirato il panorama della baia e il profilo scuro del castello.
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AMICIZIA: vecchi amici e nuovi incontri hanno reso indimenticabili questi giorni. Fra risate e scherzi il lavoro è sembrato meno duro e il tempo è volato. Il gruppo è diventato sempre più affiatato e unito e sono nate importanti amicizie fra ragazzi della stessa scuola e di scuole diverse.
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ARCHEOLOGIA: l’archeologia è lo studio del passato dell’uomo attraverso la documentazione materiale. È una disciplina umanistica basata su un metodo scientifico, strettamente collegata a storia e antropologia, anche se diversa da esse. Studia le tracce lasciate dall’uomo sull’ambiente per ricostruire il passato sepolto.
Dopo le lezioni introduttive all’archeologia frequentate nel mese di aprile, con il nostro lavoro ci siamo sentiti archeologi anche noi!
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BASILICA: il più antico dei grandi templi di Paestum, il tempio di Hera, oggi è anche definito “Basilica”, forse perché nell’antica Roma venne utilizzato come luogo di riunioni pubbliche e di amministrazione della giustizia. L’Heraion dell’antica Poseidonia è in assoluto uno dei monumenti più noti del mondo greco e della Magna Grecia. Si suppone che fosse dedicato alla dea Hera, in quanto in questa area sono stati ritrovati ex voto che la rappresentano.
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BORRACCIA: utile compagna del nostro soggiorno a Paestum è stata la borraccia, indispensabile per riprendersi dal caldo e dalla fatica del lavoro. Per evitare la disidratazione e il colpo di calore, spesso e volentieri ci svuotavamo la borraccia in testa. Se inaspettata, la sensazione non era subito gradevole, ma dopo un secondo costituiva un incredibile piacere.
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BUNGALOW: la nostra casa, il nostro rifugio dotato di aria condizionata e riscaldamento -neanche a Paestum fa sempre tanto caldo! – e di un ampio spazio antistante dove abbiamo trascorso molte sere e nottate insonni, a giocare, scherzare, ridere e cantare.
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BRIOCHES: un buon motivo per svegliarsi la mattina. Andando verso la sala da pranzo sentivamo già la fragranza delle brioches appena sfornate. La colazione era sempre abbondante, ma il desiderio di una seconda brioche fumante rimaneva vivo in noi.
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CAPACCIO: Paestum fa parte del comune di Capaccio. Quando nell’età tardo-antica le paludi invasero la fascia costiera, la popolazione dovette abbandonare l’antica Paestum e si trasferì sulle prime pendici dei Monti Alburni, dove fu fondata Capaccio Vecchia.
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CAPRIGLIONE, Jolanda: docente di Filosofia Antica all’Università “Federico II” di Napoli; per il secondo anno consecutivo ci ha introdotti nel mondo del Mythos Festival, raccontandoci storie che sono “dentro di noi”, in quanto, come ha detto la professoressa, sono una forma del nostro pensiero. L’anno scorso il mito di Dioniso e quest’ anno Afrodite ed Eros ci hanno trasportati in un mondo sorprendente e antichissimo: tale è stata la passione della relatrice, da coinvolgere tutti noi!
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CIPRIANI, Marina: tenace e caparbia, direttrice del Museo e del Parco Archeologico di Paestum e intraprendente sostenitrice di un’iniziativa unica nel suo genere, come il “Progetto Paestum”. Combatte la burocrazia per migliorare la situazione dei beni culturali a Paestum, regalando a tutti noi la possibilità di godere della bellezza di un patrimonio archeologico incomparabile nel mondo.
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COLLABORAZIONE: fondamentale per la riuscita del progetto è stata la collaborazione delle altre scuole (Percoto, Stellini, Copernico). Il Liceo “Copernico”, alla sua prima esperienza nell’ambito archeologico, si è subito inserito in modo attivo nel gruppo di lavoro. Tutti comunque hanno dato un contributo importante alla riuscita dell’iniziativa.
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CULTURA: questa è un’esperienza significativa non solo per l’interesse archeologico che ha suscitato in noi, ma anche perché arricchisce la nostra formazione culturale. Numerose sono state le occasioni di dialogo e di ascolto, a partire dalla conferenza sul mito tenuta dalla professoressa Capriglione per finire con l’incontro con l’etnomusicologo Walter
Maioli. |
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DISEGNI: quest’anno, dopo la pulizia dell’area archeologica affidataci, alcuni ragazzi hanno accolto la proposta della professoressa Pitussi di realizzare su carta i rilievi dei mosaici di alcuni cubicula delle domus di Paestum. Prese le misure e predisposti i disegni preparatori in situ, il lavoro continua durante l’estate…
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DIVERTIMENTO: in questi giorni il divertimento non è mancato. Amici, partite di calcio, beach volley e musica sono state solo alcune delle tantissime attività che hanno animato la nostra magnifica esperienza a Paestum e hanno contribuito a rafforzare un gruppo sempre più vasto.
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DIVINITA’: i greci e i romani credevano che la vita fosse influenzata da esseri immortali ai quali avevano eretto templi, santuari e altari, a testimonianza ed esaltazione della loro potenza. Li troviamo anche nell’area archeologica di Paestum, basti pensare alla cosiddetta Basilica, al tempio di Nettuno e al tempio di Athena, spettacolari esempi di architettura e arte antica. Senza dimenticare i resti del tempio di Hera Argiva alla foce del
Sele. |
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ECISTA: con questo termine si intende un condottiero scelto da un gruppo di cittadini greci come guida alla colonizzazione di una nuova terra. Proprio per questo motivo viene anche definito il “fondatore”. A Paestum, esiste ancora il luogo della sua sepoltura rituale: un piccolo edificio rettangolare, coperto da un tetto a doppio spiovente di lastre calcaree a cui fu sovrapposto un secondo tetto di tegoloni. I romani, al momento della loro occupazione nel 273 a.C., si proposero di eliminare il valore politico del monumento pur rispettando la sacralità del luogo: ricoprirono interamente di terra tutta l’area per farne dimenticare anche la memoria. Proprio ciò ha garantito la conservazione del sito fino ai nostri giorni.
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EROS: nel “Simposio” di Platone si racconta fosse figlio di Pòros, dio greco personificazione dell’ingegno, dell’estro e dell’inventiva, e di Penìa, che simboleggia la mancanza e la povertà. Questa, durante un banchetto organizzato da Afrodite al quale non era stata invitata, abusò di Pòros, che si era addormentato ubriaco dietro a un cespuglio. Questo mito, sapientemente costruito da Platone, raccontato nel “Simposio” da Socrate, a cui era precedentemente stato tramandato dalla filosofa
Diotima, vuole legare indissolubilmente Eros, il dio dell’Amore, ad Afrodite, la dea della Bellezza. Ma Eros è anche una divinità imprevedibile e invisibile, che fa soffrire per la mancanza della persona amata. Questi aspetti di Eros sono evidenziati nel mito che narra la sua origine dall’Uovo pieno di Vento: è il commediografo Aristofane a narrare, ne Gli Uccelli, dell’uovo deposto dalla Notte e fecondato dal Vento. E’ un racconto che mette in risalto l’irrazionalità di questo sentimento e la potenza con cui esso ci prende, avvolgendoci quasi in una stretta inestricabile. |
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ERCOLANO: come ogni anno non abbiamo solo scavato, ma ci siamo anche arricchiti con la visita a molti siti tra cui Ercolano, una delle città meglio conservate dopo l’eruzione del 25 agosto del 79 d.C. quando il Vesuvio ricoprì interamente la zona di lava.
La mattina siamo partiti con un caldo afoso, che però non ci ha impedito di visitare Ercolano e di apprezzarne l’unicità. Le case ancora perfettamente conservate, che si trovano a circa 20 metri di profondità rispetto all’attuale livello di pavimentazione, rappresentano molti degli spazi tipici di una antica città romana. Si possono ammirare le maestose terme, varie insulae, le palestre, le tabernae, e abitazioni private dalle più lussuose, con decine di stanze affrescate e abbellite da fastosi giardini, a quelle più popolari. Non può non colpire, a Ercolano, la buona conservazione degli elevati e soprattutto degli elementi lignei delle case: letti e, particolarmente interessante, un esemplare unico di porta pieghevole.
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EKKLESIASTERION: è un anello circolare dal diametro massimo di 35 metri, costituito da diverse gradinate concentriche che si aprono ai nostri occhi nel settore est dell’agorà di
Paestum. Si tratta dell’edificio utilizzato per le assemblee pubbliche nella Poseidonia di epoca greca e, con la stessa funzione, lo utilizzarono anche i Lucani. A testimonianza di quanto appena detto, infatti, è stata ritrovata una stele recante un’iscrizione in lingua osca – la lingua parlata dai Lucani – con dedica a Giove da parte di un magistrato locale, ora conservata al museo di Paestum. I romani gli riservarono lo stesso trattamento adottato per la tomba dell’Ecista: un cumulo di terra e pietre lo sommerse completamente.
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FATICA: è il risultato della dedizione, del lavoro e dello sforzo di tutti gli studenti che hanno aderito al progetto. A Paestum le ore trascorse ad operare sotto il sole sono proprio della sfacchinate. Con tanto di sole cocente e di cazzuola o di altri attrezzi da lavoro si fatica, ma in allegria e in compagnia.
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FELICIANO: una delle colonne portanti della Società Friulana di Archeologia, braccio destro del Presidente. Autista instancabile, sempre disponibile, sembra il nonno di tutti. Grande appassionato di archeologia, è uno dei fondatori della Società.
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FORO: a Paestum dopo la conquista romana del 273 a.C. il centro della vita pubblica fu spostato dall’agorà in un’area più a sud dove venne situato il foro. Assomigliava probabilmente al centro delle nostre città: vivo, pullulante di persone che vi si recavano per le transazioni commerciali, per visitare le numerose botteghe degli artigiani, per votare, per gli incontri sociali… insomma, c’era proprio tutto. Bisogna ricordare che il foro si trova accanto all’area sacra dei templi, che ancor oggi si ergono imponenti davanti ai nostri occhi.
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FOTO: ricordi indelebili impressi non solo nella mente e nel cuore, ma anche su carta, attimi immortalati per essere rivissuti con un semplice sguardo. Eppure, per noi ragazzi che durante il lavoro eravamo sorpresi dall’obiettivo delle fotocamere nelle pose più assurde, un vero e proprio tormento!
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GINESTRA: arbusto dai fiori gialli profumati, disposti a grappoli. Durante la visita a Buccino davanti a noi si è aperto lo spettacolo delle colline ricoperte di ginestre gialle, ancora in piena fioritura.
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GIULIANO: simpatico mentore e archeologo instancabile, ci accompagna da anni nelle escursioni a Paestum ed è ormai diventato un’icona stessa del progetto. Stando con lui si imparano molte più cose che da un libro di Storia dell’Arte.
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GOETHE: a Paestum, davanti ai templi, non si può non ripensare alla frase con cui J.W.Goethe commentava il suo grand tour in Italia e che noi abbiamo usato come epigrafe del nostro viaggio due anni fa: “Paestum è l’ultima e, starei per dire, la più splendida immagine che porterò con me integra al Nord”.
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GRAMIGNA: in una calda mattinata ci siamo diretti, come ogni giorno, a lavorare nel sito archeologico: non potevamo sapere cosa ci aspettava sotto i sassi del peristilio…tic, tac…il rumore metallico della zappa che impugnavamo risuonava sul terreno sassoso.
Ci stavamo quasi annoiando a strappare quelle insignificanti erbette quando… ecco apparire davanti a noi una lunga radice di color bianco-rosso, grossa e fibrosa. Si dirama ovunque e intrappola terra e piante in un unico enorme tappeto. Abbiamo realizzato in quel momento che si trattava della gramigna e con bramosia abbiamo iniziato a srotolare quella matassa immensa. Che soddisfazione!
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GRECI:a loro va il merito della fondazione di Poseidonia, l’attuale Paestum. Numerose sono le testimonianze che ci hanno lasciato: per prima cosa i templi, l’ekklesiasterion, la tomba del fondatore (heroon), la famosissima Tomba del Tuffatore e non ultimi i numerosissimi vasi. Nemmeno l’arrivo dei Lucani prima e dei Romani poi, ha potuto cancellare le tracce di questo grandioso popolo.
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GUANTI DA LAVORO: i nostri compagni più fidati, che non ci hanno mai traditi. Sono di molte forme e dimensioni, alcuni più resistenti, altri più comodi e sensibili. Alcuni da giardinaggio, altri da lavoro, ma tutti servono allo stesso scopo: strappare, tirare ed estirpare le erbacce e gli arbusti che nascondono le stanze.
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HERA:divinità della mitologia greca che nel mondo romano, con il nome di Giunone, assunse le funzioni di protettrice della casa. Nelle vicinanze di Paestum, alla foce del fiume Sele, sorgeva un santuario a lei dedicato: il santuario di Hera Argiva, riscoperto nella prima metà dello scorso secolo. Nell’area sacra sono state ritrovate moltissime statuette votive e alcune chiavi votive in metallo, portate in dono dalle donne per la protezione durante il parto. La dea veniva spesso rappresentata con in mano un melograno, simbolo della fertilità. Nella tradizione locale questo rituale è conservato, seppur convertito nel culto mariano del Santuario della Madonna del Granato, che si trova a Capaccio Vecchia sulle prime pendici dei Monti Alburni.
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HORTUS: immaginiamo i magnifici e talvolta monumentali giardini su cui si affacciava il tablinum delle domus più ricche…
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HYDRIA: vaso a tre anse utilizzato per contenere e versare liquidi. Anche durante la visita al Museo di Paestum abbiamo potuto ammirare questi vasi, alcuni in bronzo e altri in ceramica, con le loro preziose decorazioni raffiguranti per lo più scene mitologiche. Costituiscono parte del corredo funerario tipicamente femminile.
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IDEE: nella testa ne siamo pieni, però ci vengono in mente solo qualche volta. Sono i pensieri che rendono una persona diversa da un’altra, che la rendono famosa, che le permettono di fare grandi cose. Da un’idea è nato anche il nostro magnifico progetto, che con gli organizzatori della Società Friulana di Archeologia siamo riusciti ad attuare.
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IMPEGNO: non smettere, non abbandonare, non arrendersi, ma continuare a lottare anche quando le forze sembrano mancare. Questo è il vero senso di impegno per noi lavoratori volontari che a Paestum con determinazione svolgiamo il nostro incarico.
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IMPLUVIUM: si tratta di una vasca rettangolare situata in corrispondenza a un’ampia apertura nel tetto spiovente verso l’interno (compluvium); era adibita alla raccolta dell’acqua piovana che veniva poi convogliata verso una sottostante cisterna. Numerosi sono gli esempi pervenutici a Paestum, a Ercolano, alla Villa San Marco di Stabia: grandi, piccoli, decorati, mosaicati… ce ne sono veramente per tutti i gusti! …il nostro preferito rimane l’impluvium marmoreo della domus repubblicana che si affaccia sul decumano massimo di
Paestum. |
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INSULA: l’insula era una tipologia edilizia che costituiva, in buona sostanza, il condominio dell’antica Roma tardo-repubblicana e imperiale. In alcuni casi il piano terra poteva essere costituito da una ricca domus patrizia. Oltre alla domus, al piano terra si trovano numerose botteghe artigiane, affacciate sulla strada, nelle quali ancor oggi vengono ritrovati frammenti di anfore, di ceramica dipinta e monete. Noi abbiamo lavorato proprio nella vastissima area delle domus di epoca romana, sorte sui resti abitativi di epoca greca.
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LAVORO:è uno degli scopi principali del Progetto Paestum: dà a tutti noi la possibilità di metterci alla prova e di imparare a collaborare con gli altri. E’ certamente un’attività che richiede impegno, ma, pur essendo faticosa, in compagnia le giornate sono trascorse in fretta. Quanto maggiore è stato il nostro sforzo, tanto maggiore la nostra soddisfazione.
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LIBERTI:erano ex-schiavi, spesso affrancati dallo stesso padrone, che potevano continuare a vivere nella domus mantenendo nei suoi confronti un atteggiamento di rispetto e devozione. Nel Museo di Paestum abbiamo ammirato anche la statua di un liberto realizzata in bronzo, simbolo della numerosa componente di liberti venuti ad abitare nella nuova coloniaalla ricerca di migliori opportunità di vita e fortuna.
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LUCANI:Poseidonia attorno 420 a.C. fu occupata dai Lucani: da allora la città cominciò a essere indicata con il nome italico di Paistom. Ci ha in particolar modo colpito la presenza nel Museo di numerose tombe lucane dipinte con decorazioni pittoriche, che permettono di ricostruire i complessi rituali funerari di questa popolazione italica.
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MAIOLI, Walter: da più di 35 anni si occupa dei suoni e delle musiche prodotti in natura nella preistoria e nell’antichità. Specialista in paleorganologia, ha studiato le origini degli strumenti musicali; esperto di musica e di archeologia sperimentale, è compositore, flautista e pluristrumentista. Abbiamo avuto l’opportunità di un incontro con Maioli, che ci ha mostrato e fatto ascoltare il suono di numerosi strumenti musicali dell’antichità da lui ricostruiti sulla base delle fonti iconografiche che li raffigurano. Il suo obbiettivo è la riscoperta degli antichi paesaggi sonori e dei poteri psicoacustici dei suoni archetipi. È riuscito a catturare la nostra attenzione e per trenta minuti non abbiamo sentito altro che la sua voce senza microfono e i suoni della natura rievocati dai suoi strumenti.
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MARE: grandi onde azzurre invadono la stretta spiaggia del Villaggio dei Pini, una vasta distesa di acqua limpida si apre davanti ai nostri occhi. Proprio qui, a mezzogiorno, dopo aver finito i lavori nel sito archeologico, noi ragazzi ci siamo rinfrescati ogni giorno nuotando, giocando e conoscendo in maniera singolare tutti i nostri amici e, perché no, anche i nostri professori.
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MELOGRANO: frutto ricco di chicchi rossi in cui si identificava la dea Hera. Per il suo sapore molto dolce si distingue tra tutti gli altri frutti. Nell’antichità era considerato simbolo di fertilità.
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METOPE: alcune tra le più belle e significative metope di tutti i tempi sono state trovate presso l’antichissimo santuario di Hera Argiva situato alla Foce del Sele e sono conservate nel Museo di Paestum, dove noi le abbiamo ammirate. Nel Museo Narrante, lì ricostruito, è realizzata e presentata al pubblico, attraverso delle suggestive immagini virtuali, un’interessante interpretazione del significato delle metope. Esse riproducono scene tratte dai poemi omerici che ci hanno consentito di riflettere sulla religiosità degli antichi Greci.
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MOSAICO: tecnicamente è una composizione decorativa ottenuta mediante l’utilizzo di frammenti di materiali di diversa natura e colore. Per noi archeologi in erba il picco massimo di soddisfazione è il ritrovamento di tasselli musivi. A Paestum ce ne sono di così belli che la professoressa Pitussi non ha resistito a riprodurne in scala alcuni tra i più originali!
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MUSEO: qui vengono esposti i ritrovamenti più interessanti. Nel Museo di Paestum abbiamo trovato delle vere ricchezze; molti di noi hanno avuto la soddisfazione di contribuire all’arricchimento del patrimonio del Museo, consegnando ai responsabili piccoli oggetti che abbiamo avuto la fortuna di trovare nel corso del nostro “scavo”!
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| MUSICA: in ogni momento della giornata, in corriera, al lavoro, in spiaggia, ci ha accompagnato la musica ascoltata con gli i-pod o suonata in gruppo con la chitarra. |
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NAOS: è la parte interna di un tempio greco o romano. Era l’ambiente che ospitava la statua del dio e simbolicamente ne era la casa. Per questa sua sacralità ne era vietato l’accesso ai fedeli anche durante le festività. Il naos poteva essere preceduto da un portico colonnato.
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NECROPOLI: numerose nelle vicinanze di Paestum, hanno fornito con i loro corredi il maggior numero dei reperti ospitati nel Museo. In particolare dalla necropoli di Tempa del Prete proviene la Tomba del Tuffatore, esempio unico rispetto alle sepolture contemporanee del V secolo a.C. per le sue immagini interpretate in chiave salvifica. E anomala è anche la tomba proveniente dalla necropoli del Gaudo che ha sul lato interno del coperchio una faccia scolpita: anch’essa potrebbe avere un significato magico-religioso. Dalla fine del V sec. a.C. nelle stesse necropoli sono presenti tombe lucane le cui pitture parietali rivelano riti funerari diversi da quelli praticati nella città greca e tendenti a distinguere i defunti in base a sesso, età e ruolo sociale.
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NETTUNO: è il dio protettore del mare e ci ha permesso di fare fantastici bagni. Con noi è stato clemente poiché il mare ci ha sempre lasciato entrare nelle sue acque, anche se non erano molto calde. Ma anche Giove Pluvio è stato magnanimo con noi e dall’alto dei cieli ha deciso di risparmiarci.
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NONNO: come non notare, tra i numerosi soci della Società Friulana di Archeologia, il nonno di Lucia e Guido? Sempre al lavoro sul suo seggiolino, intento a strappare erbacce e radici. E pronto, nei pochi momenti di riposo, a spiegare a qualche turista tedesco incuriosito che cosa mai facessimo così indaffarati e numerosi.
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NOVANTUNO: è il numero di tutti gli studenti partecipanti al Progetto Paestum. Tra questi novantuno si distinguono i “Marinelliani” che sono il gruppo più consistente. Poi ci sono gli “Stelliniani” e i “Copernicani” e “le ragazze del Percoto”. A Paestum non ci sono state differenze tra i ragazzi dei licei udinesi perché tutti abbiamo lavorato assieme. Inoltre fra gli studenti delle diverse scuole sono nate amicizie e amori…
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OPUS: (opera, in latino) è il termine con cui si definiscono diverse tipologie murarie realizzate con materiali di varia natura. Esso, a seconda delle varie combinazioni, assume specifiche denominazioni: opus mixtum, opus craticium, opus reticulatum, opus incertum… Li abbiamo ripuliti a Paestum… e fotografati a Ercolano.
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PAUSA: mentre la brava gente lavorava, molti facevano pausa. Possiamo distinguere più tipi di pausa: pausa gelato, pausa bibita e pausa normale. La pausa più frequente è comunque la pausa gelato: subito fuori il sito archeologico si trova una gelateria che fa delle fantastiche granite e delle brioches con il gelato che sono la fine del mondo!
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PADULA: la Certosa di San Lorenzo a Padula, situata nella Valle di Diano ai confini con la Lucania, è un grandioso e monumentale complesso monastico cistercense fondato nel 1306 e progressivamente ampliato fino al XVIII secolo. I suoi 51 mila metri quadri ospitarono soli 24 monaci fino al 1866, quando l’ordine fu definitivamente soppresso. E’ stata, insieme a Buccino (l’antica Volcei), meta della nostra seconda escursione. I giudizi? Alcuni di ammirazione e stupore per le ricchezze profuse a piene mani, altri di sconcerto per il fatto che un patrimonio tanto sontuoso e costoso fosse riservato a un numero così esiguo di religiosi.
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PAESTUM: l’antica colonia greca è diventata quasi la nostra seconda casa, il luogo in cui abbiamo lavorato per pulire e mettere ordine, come se fosse la nostra camera… però molto meglio tenuta!
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PERISTILIO: nell’architettura romana è il giardino porticato a colonne posto al centro della casa. Durante i nostri scavi abbiamo potuto lavorare proprio all’interno di vasti peristili.
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PULLMAN: il nostro mezzo di trasporto per i lunghi viaggi Udine-Paestum e Paestum-Udine, ma anche per i quotidiani spostamenti dal Villaggio dei Pini al Parco Archeologico e per le escursioni a Ercolano, Stabia, Padula e Buccino (l’antica Volcei). Occasione di interminabili partite a carte e giochi di società, oltre che di lunghe conversazioni e brevi riposi.
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QUARANTANOVE: il nostro gruppo, il nostro magnifico gruppo. Persone affiatate, unite dall’amore per l’archeologia e per il lavoro.
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QUATTORDICI: tante sono state le lunghissime ore di viaggio in corriera da Udine a Paestum. Partiti verso le sette e mezza del mattino, abbiamo avvistato Torre di Paestum solo verso le nove di sera…
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RASTRELLO:compagno di mille avventure… ecco cos’è stato il rastrello per noi! Quanti viaggi su e giù attraverso la zona archeologica con secchi, sacchi e sempre a caccia dei troppo pochi rastrelli a disposizione di tutti… che faticaccia!
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REPERTI: come ogni anno i nostri sforzi hanno dato i loro frutti. Dopo aver tolto erbacce, gramigna e innumerevoli secchi di terra, in fondo alle stanze riportate alla luce che soddisfazione riscoprire numerosi cocci e pavimenti mosaicati. Tra i nostri reperti speriamo proprio di rivederne alcuni esposti il prossimo anno nelle bacheche del museo.
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RESTAURATORI: il restauratore è una persona specializzata in interventi di recupero di opere d’arte o oggetti d’uso antichi. Anche noi quest’anno ci siamo messi all’opera: trovando cocci durante gli scavi, la nostra mente si metteva in moto. Chi immaginava di aver trovato un pezzo unico, chi ne cercava altri nelle vicinanze per poter ricostruire l’anfora scomparsa… insomma, come dei veri e propri restauratori in erba ci siamo dati da fare sotto il sole luminoso e cocente, sentendoci “colleghi” dei restauratori di mestiere che quest’anno lavoravano in numerosi cantieri aperti nell’area archeologica proprio di fianco a noi.
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ROSE: uno spettacolo colorato si apre davanti ai nostri occhi… una scia profumata ci accompagna lungo la stradina che ci immette agli scavi… sono le rose, le romantiche e fresche rose pestane che ci hanno permesso di iniziare con gioia ogni mattinata. Quest’anno sono state talmente importanti per noi che la professoressa Vecchiet, ricordando i versi di Marziale, pur di rivederle ogni giorno anche a Udine, ha deciso di fare uno strappo alla regola: in un negozietto vicino al museo non poteva non comprare un bellissimo ciondolo a forma di rosa abbinato a un paio di orecchini… che stile!
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SACCHI E SECCHI: simpatici o antipatici? Dipende: pieni o vuoti? … mentre le stanze si puliscono, le strade si svuotano di erbacce e i cumuli diminuiscono, i sacchi si riempiono; ma chi li porta? L’incarico è per i più forzuti, spesso non basta però la forza di uno solo. Per sostenere il peso di un sacco di radici ci sono volute ben tre persone. Sollevarlo è già stato uno sforzo non da poco, ma come definire il suo trasporto fino al cumulo di ritrovo di tutta l’erba dell’insula? Uno slalom veloce per arrivare prima possibile, ma non troppo veloce da inciampare. Tutta una questione di sincronismo e, perché no, anche di fortuna!
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SOCIETÀ FRIULANA DI ARCHEOLOGIA: promotrice ed organizzatrice insieme con il Liceo “Marinelli” del Progetto Paestum, ha la sede principale nella Torre di Porta Villalta a Udine. A mantenere sempre vivo lo spirito della società e a organizzare sin dalla sua fondazione le numerose campagne di scavi sono il presidente Gian Andrea, il vice presidente Feliciano, ma anche e soprattutto i soci della società: da Giuliano alla signora Maria, da Pino a Giuliana, da Denis a Roger. Con tutti loro il numero complessivo totalizzato quest’anno all’ombra dei templi di Paestum è di circa 120 persone.
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SOLE: sogno di un’abbronzatura dorata, ma causa di molte scottature e conseguenti dolori, ci ha osservati dall’alto per intere mattine e pomeriggi di duro lavoro. Ma che sudate! Fortuna vuole che a Paestum oltre al sole ci sia il vento, un venticello lieve ma indispensabile per rendere più sopportabili le calde giornate di fatica.
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SPIAGGIA: parte integrante del campeggio, è luogo di passatempi e divertimenti in cui trascorrere la parte più rilassante e piacevole della giornata. Chi gioca a pallavolo, chi a carte, chi prende il sole ascoltando musica, chi legge un libro, chi fa lunghe camminate… il tutto con il rumore delle onde del mare in sottofondo. Durante la sera la spiaggia acquista un fascino veramente unico e una passeggiata sotto le stelle non può che essere una meravigliosa conclusione per una fantastica giornata.
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STABIA: è nota dall’antichità per la ricchezza e lo splendore delle sue villae rustiche immerse nella campagna. Sono gemme preziose che appaiono in mezzo a campi e vigneti.
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TEMPLI: dal campeggio, a sinistra, avanti, a destra, avanti ancora, e infine a sinistra nello spiazzo del Hotel, destra, sinistra, ed ecco l’entrata del sito. Improvvisamente appaiono davanti a noi templi antichi e maestosi. L’emozione è grande anche per chi è già stato qui, ci si sente insignificanti di fronte alla loro grandiosità e vagando con la fantasia possiamo immaginare come essi potessero apparire secoli fa e come il culto degli dei potesse riunire l’intera popolazione in un’unica famiglia.
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TOMBA DEL TUFFATORE: vedi alla voce “Necropoli”.
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TURISTI: curiosità e gratitudine da parte dei numerosi turisti – per lo più stranieri, ma anche italiani soprattutto del Sud – che visitando la zona delle insulae si fermano da noi a chiederci le ragioni del nostro lavoro.
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U
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ULISSE e la TARTARUGA: è l’affascinante soggetto di una delle metope più antiche, del VI sec. a.C., proveniente dall’area sacra della foce del Sele e conservata al Museo Archeologico di Paestum. Del naufrago che guarda l’orizzonte mentre cavalca una tartaruga è stata proposta l’ identificazione con l’Eroe omerico.
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UNDICI (giorni): è la durata del nostro soggiorno nella cittadina del Cilento. Undici giorni passati allegramente fra lavoro nell’area archeologica, divertimento, interessanti visite e bagni in mare. Trascorsi troppo velocemente fra le mille cose da fare e da vedere. Undici giorni in compagnia che, si spera, si ripeteranno anche il prossimo anno.
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UNIVERSITARI: è questa una delle principali novità di quest’anno. Due ragazzi e due ragazze, laureandi e specializzandi nelle discipline archeologiche, ci hanno infatti affiancati nel lavoro di pulitura dell’insula. Inseriti nel progetto dalla Società anche per riuscire a coordinare il lavoro di una scolaresca così numerosa, Davide, Elisa, Luigi e Sara sono diventati dei veri propri compagni e amici per tutti noi. Sempre aperti, simpatici, disposti ad aiutarci e pronti a rispondere alle nostre domande.
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V
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VELIA: ricordo nostalgico di un promontorio sospeso a picco sul mare per alcuni allievi che l’hanno visitata tre anni fa. La sede della scuola eleatica è tra le mete che più desideriamo visitare.
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VESUVIO: è un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni; è alto 1279 metri ed è situato leggermente all’interno rispetto alla costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio costituisce un colpo d’occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo, specialmente se visto dal mare con la città sullo sfondo. Osservandolo oggi, a quasi duemila anni di distanza, è difficile immaginare la violenza con cui si è scatenato il 24 e 25 agosto del 79
d.C.!
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VILLA SAN MARCO:tra le famose villae Stabianae, questa è grandiosa e imponente nel suo splendore. La bellezza degli ambienti spaziosi e degli affreschi spesso perfettamente conservati si staglia davanti a noi. Stanze decorate, impluvia e compluvia, terme, una meravigliosa piscina e una vista a strapiombo sul resto della città ci hanno mozzato il fiato.
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VILLAGGIO DEI PINI: è il campeggio attrezzato affacciato su una bellissima spiaggia dove si trovano i bungalow in cui abbiamo alloggiato: la nostra casa, luogo di riposo e di divertimento dopo le fatiche del lavoro all’area archeologica. Sicuramente non dimenticheremo la simpatia del personale e i fantastici pranzi preparati dal cuoco Agostino e dallo staff: pesce, mozzarella di bufala, pizza, pasta al forno, parmigiana e a colazione dei buonissimi cornetti.
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VOLCEI: superato il Parco Nazionale del Cilento, si arriva all’attuale Buccino, dove con la ricostruzione successiva al terremoto dell’Irpinia del 1980 sono stati riportati alla luce e recuperati i resti dell’antica Volcei, che raccoglie testimonianze della civiltà lucana, romana, insieme a reperti di età medioevale. Ci è sembrato un piccolo museo a cielo aperto!
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VOLONTARIATO: l’opera compiuta da noi ragazzi è una vera e propria attività di volontariato culturale svolta gratuitamente per contribuire alla conservazione del nostro inestimabile patrimonio archeologico e artistico.
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Z
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ZANZARE: molti, troppi fastidiosi insetti ronzanti ci hanno perseguitato giorno e notte al campeggio e nell’area archeologica. Ronzii notturni che ci svegliavano, schiaffi volanti, battiti di mani, inseguimenti nei bungalow: sono i momenti salienti della caccia alle zanzare. E per giunta il più delle volte gli schiaffi mancavano il bersaglio, colpivano umani e non insetti… forse
erano più sopportabili le punture?! |
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ZAPPA: strumento di lavoro prezioso che abbiamo utilizzato per ripulire parte dell’abitato romano, molto efficace e agognato – insieme alle cesoie – da chi non riusciva a prenderne uno prima che fossero tutte saldamente nelle mani dei compagni. Solo chi era dotato di una zappetta, infatti, si poteva accanire sulle odiose e troppo profonde radici delle piante che ricoprivano l’insula.
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ZOLLE DI TERRA: tirare, strappare, estirpare. Ma nello sforzo di staccare le radici bisogna prestare attenzione a non sradicare le piante dagli alzati, perché al posto delle zolle di terra ci si può ritrovare in mano una zolla di calcinacci romani. Naturalmente siamo stati tutti attenti a non combinare danni. Nel nostro lavoro quotidiano abbiamo accumulato ed eliminato secchi e secchi di terra per ripulire l’intera insula romana.
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